di Laura Spanevello

I motivi per cui ci si avvicina a una disciplina possono essere diversi, a volte a comandare è il cuore.

 

Ricordo ancora il mio primo colpo di golf, a 13 anni. La zolla che si staccava da terra, il volo alto della pallina, il nonno che mi guardava orgoglioso.
Ci sono diverse ragioni e motivazioni per cui una persona si avvicina al mondo del golf. Le mie sono accompagnate da forti emozioni.

Era una calda giornata di settembre e, a soli 4 anni, i miei nonni paterni mi portarono in un luogo dove dei granuli di terra rossa svolazzavano e si appiccicavano alla pelle sudata.
Senza aver nemmeno il tempo di chiedermi dove fossi e cosa stessi per fare, mi diedero una piccola racchettina da tennis gialla, di alluminio, in mano. Inconsapevolmente iniziai ad affacciarmi a uno sport unico, una passione diventata talento e competizione.
Inutile negare che il tennis fu il mio primo amore. La fatica, la costanza e la dedizione mi portarono in squadra regionale all’età di 9 anni. A 11 anni sognavo di diventare una tennista professionista. La mia indole perfezionista e rancorosa però, mi portarono al declino. Cerco ancora oggi di dimenticarmi l’ultima partita di tennis che giocai. Stavo vincendo, ma questo non mi rendeva felice come un tempo. Non ottenevo più le stesse soddisfazioni, e il motivo non me lo so ancora spiegare. Un maestro assente? La frustrazione nel vedere i miei parenti abbattuti quando perdevo? Gli obiettivi sempre più sfidanti?

Quando un giorno d’estate mio nonno mi chiese di accompagnarlo al Golf Club ero scettica. Come avrebbe potuto attrarmi il golf? Abituata ad uno sport in cui correvo fino ad avere male alle gambe dalla stanchezza, l’idea di “stare ferma” e circondarmi di compagni di gioco “maturi”, non mi allettava affatto, ma decisi comunque di provare.
Arrivati al campo pratica provai qualche colpo con i ferri del nonno. Riuscivo già a colpire tranquillamente la palla; la coordinazione acquisita dal tennis mi stava aiutando parecchio. Il nonno entusiasta per la mia abilità insistette per farmi giocare una partita. Così, arrivati in prossimità di una buca mi diede qualche dritta per prendere la direzione giusta ed eseguire un colpo perfetto.
Prima di colpire la pallina mi fermai un attimo e mi guardai attorno, il panorama era stupendo, tutto quel verde mi regalava un senso di pace interiore e di libertà che mai avevo provato prima. Il silenzio era assoluto, si udiva solo qualche cinguettio accompagnato dal suono delle fronde degli alberi che si spostavano mosse dal vento. Mi posizionai, guardai prima l’obiettivo e poi mio nonno che con un cenno mi fece segno di tirare. Caricai lo swing e colpii la pallina; vederla volare in mezzo a questa distesa di verde ed atterrare sul green era qualcosa di magico. Mi voltai, e vidi mio nonno farmi uno dei sorrisi più sinceri che potesse mai farmi. Avevamo capito entrambi che un nuovo amore era sbocciato.

Laura Spanevello
Sport Leader Golf
dal negozio di Thiene (VI)